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I vari incontri avuti con Papa Francesco. Una collaborazione diretta per aiutare a sviluppare consapevolezza su tematiche importanti come quelle della fede, della famiglia, della società e del lavoro. Un progetto importante che attiverà tante iniziative. Intanto dal 26 marzo 2018 la ristampa del libro “Vietato lamentarsi” ha la prefazione del Santo Padre. 

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Dopo Vietato lamentarsi, ho sentito l’esigenza di scrivere un libro sul giudizio perché, da tempo, ribadisco la pericolosità di tale modo di esprimersi. Ho sempre pensato che gli atteggiamenti più distruttivi dell’essere umano sono il lamento e il giudizio. Due abitudini che mettono il freno a mano all’evoluzione umana e che contribuiscono a creare un clima di sospetto e di sfiducia.

Dopo il lamento, lo sport più praticato è il giudizio tossico, un atteggiamento che sporca le relazioni e inaridisce il cuore. In una non così utopica realtà, dovremmo parlare con rispetto di ciò che sappiamo, a volte scegliere di tacere e di essere aperti nei confronti di ciò che non conosciamo; custodire con cautela l’intimità degli altri, soprattutto quando ci hanno spalancato il loro cuore; invece ci esprimiamo su tutto e confondiamo le opinioni con i fatti. C’è chi parla per sentito dire, chi immagina, chi pensa di sapere. Ma in fondo nessuno può conoscere la verità che abita il cuore altrui. Si rischia spesso di giudicare ciò che non si conosce e di non sapere il male che si provoca. Il dono della parola ci è stato dato per comprenderci, non per confonderci. Quanto sarebbe stato più facile se, in questo mondo, invece di diffondere storie che dividevano le persone avessimo imparato a parlare il linguaggio del cuore, comprendendo che tutti stiamo cercando le medesime risposte.

Esistono due tipi di giudizio: quello genuino e quello tossico. Imparare a riconoscerne la differenza è importante anche per chiarire la motivazione che mi ha spinto a scrivere su questo argomento.

La differenza tra giudizio genuino e tossico sta nel modo in cui lo stesso viene formulato. Sebbene, per ognuno di noi, sia difficile accettare una critica, quella distruttiva può danneggiare la nostra autostima e avere effetti negativi sulla fiducia in noi stessi, soprattutto se subita durante l’infanzia o l’adolescenza. Un giudizio si dice genuino quando sottolinea un certo comportamento, qualcosa che l’altro ha fatto, e   mostra come migliorare una determinata prestazione. Questo è un feedback utile, non destinato a ferire, ma a far crescere e ad aiutare. La formulazione infatti si riferisce al comportamento e non alla persona. Si può giudicare apertamente durante una discussione con l’altro, se il nostro punto di vista è diverso. L’importante è spiegarsi e far notare la divergenza d’opinione senza mai intaccare la dignità dell’interlocutore. Un esempio può essere: «Questo tuo comportamento mi fa arrabbiare», oppure «secondo me, viste le tue capacità, puoi fare di meglio». Alla base di questa modalità c’è un confronto, che non necessariamente deve essere alla pari. Per esempio, nel rapporto genitori-figli non lo è mai dal punto di vista dello status, ma lo deve essere dal punto di vista del valore che ciascuno ha nella relazione. Un genitore mira a correggere un comportamento che ritiene sbagliato con il solo intento di far crescere bene il figlio. L’obiettivo finale è un cambiamento migliorativo della comunicazione che porti allo sviluppo di ulteriori competenze relazionali. Anche nel mondo del lavoro il giudizio espresso apertamente, in cui si evidenzia un problema e la sua possibile soluzione, è la base per creare un legame di fiducia. Un giudizio si dice tossico quando il suo unico intento è far sentire l’altro sbagliato, suscitando un senso di colpa. In questi casi il giudizio può demolire l’identità della persona, in quanto attacco al suo essere: «Sei un cretino e mi fai arrabbiare. Non sei capace di fare nulla!». L’intento è quello di svalutare, di avere potere sull’altro e colpire la sua sensibilità.  Lo stesso accade quando parliamo “alle spalle”. Le critiche celate, i mormorii hanno come unico scopo quello di mettere in cattiva luce un’altra persona e screditarla. Troppo spesso non abbiamo il coraggio di dire le cose in faccia. Perché mettiamo in atto questo tipo di giudizio? Per nutrire il nostro ego, attraverso lo screditamento dell’altro. Chi usa questa modalità per coprire le proprie insicurezze tende a farlo sempre, in ogni situazione della vita. Il meccanismo di difesa alla base di questo comportamento è la proiezione: si espelle da se stessi ciò che è proprio, ma che si rifiuta, collocandolo nell’altro. In breve, criticare gli altri è un modo per difendere se stessi da ciò che si sente proprio, ma non si accetta come tale.   Sono convinto che non è solo la crisi economica a creare tragedie, a farci stare male è anche la crisi esistenziale che sta attraversando i nostri corpi bloccando l’azione del cuore. Dobbiamo cominciare a ripulire il nostro linguaggio partendo dall’amore.  L’uomo contemporaneo crede che il suo emettere continuamente giudizi in fondo non danneggi nessuno o, al limite, possa arrecare danno solo all’oggetto del giudizio e della critica, ma non a se stesso. Si sbaglia! Noi diventiamo ciò che mettiamo in atto. Se giudichiamo, ci condizioniamo a essere giudicati e a vivere la nostra vita con la paura del giudizio. Ci nutriamo di quello che produciamo. I pensieri diventano corpo. In termini relazionali, è importante considerare che il giudizio rompe l’unità generando un conflitto che a sua volta attiva tutti quei comportamenti che provocano litigi e chiusure relazionali. Invece di creare condivisione e rispetto, generiamo paure e frammentazioni alimentando un clima tossico. Nei discorsi quotidiani, ma ancor di più su internet, è un florilegio di accuse, critiche e giudizi pesanti su tutto e su tutti.   

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L’antico sapere secondo il quale tutto ciò che emettiamo, in termini di emozioni e pensieri, agisce prima di tutto su di noi, sembra essere stato dimenticato. Quando giudichiamo qualcuno o critichiamo il suo operato emettiamo una vibrazione mentale che si diffonde attraverso il nostro apparato psicofisico. Le nostre cellule, le molecole e gli atomi si organizzano in base a quella vibrazione. Il nostro stesso DNA viene modificato dalle vibrazioni ricorrenti. Questo testo vuole aiutare a prendere consapevolezza per favorire e promuovere relazioni genuine, evitando di farsi reciprocamente del male, perché le parole creano stati d’animo e inducono comportamenti. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: “Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle”.

 

Dott. Salvo Noè

*Il libro è acquistabile in tutte le librerie o su Amazon.