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Tutto è iniziato con un flebile avvertimento: sta arrivando un virus virulento.  Tutti continuavamo a vivere la nostra vita con uno sguardo alla quotidianità e uno verso la Cina che stava già soffrendo l’epidemia. Poi improvvisamente arriva il pericolo e le istituzioni cominciano a restringere la libertà fino a renderla vigilata. La paura comincia a entrare piano piano nelle nostre vite fino a trasformarsi in ansia, psicosi, angoscia, depressione.

In tutto questo, cosa hanno introiettato i bambini? Si sono trovati subitaneamente a chiudersi a casa senza poter salutare i compagni di asilo o di  scuola e le maestre.  Tutto è finito di colpo, e le città hanno cominciato ad apparire deserte, al parco non si poteva più mettere piede e se per strada si incontrava un altro bambino era proibito salutarlo con un abbraccio. I nonni poi, anche solo andandoli a trovare si poteva farli ammalare. E fu così che, nel giro di poche ore, la vita dei nostri figli è cambiata e loro si sono ritrovati, più o meno inconsapevoli, a disegnare arcobaleni da appendere alle finestre, mentre fuori sbocciava la primavera.

Ma in tutto questo sconvolgimento, cosa pensano, immaginano e sentono soprattutto i più piccoli, quelli che non hanno ancora sei anni, che non vanno alla scuola dell’obbligo e non sono stati investiti da programmi ministeriali da portare a compimento a distanza? Coloro che si trovano in uno stadio pre-astratto e non hanno quindi sviluppato la logica e la capacità di un pensiero ipotetico?

I bambini hanno bisogno di sicurezza, di spiegazioni semplici e chiare che possano essere ricondotte alla loro percezione del mondo. Dobbiamo stare attenti a non essere incoerenti, non possiamo dire ‘non è nulla’ e poi passare tutto il giorno attaccati alle notizie o parlare al telefono usando termini allarmanti. I bambini, anche se piccoli, hanno un loro bagaglio con cui ragionano e se sono stati abituati a crescere in un ambiente sociale ricco di relazioni che improvvisamente scompare, se ne ritrovano privati. Ogni volta che si verifica un cambiamento il sistema soffre uno stress, l’adulto ci mette di più a superarlo, i bambini meno.

I piccoli vivono nel presente, il che li porta a non preoccuparsi di quello che accadrà domani, cosa che invece negli adulti in quarantena comincia a generare una profonda angoscia. I bambini oggi sono dispiaciuti perché non hanno potuto festeggiare il compleanno come avevano sognato, perché la gita è saltata, ma non temono di perdere il lavoro. Quello che bisogna evitare è di proiettare su di loro le nostre paure.

Per capire cosa succede nella mente dei bambini in questa fase è fondamentale capire cosa succede in quella degli adulti che stanno con loro. Dobbiamo poter garantire la massima qualità della loro forma psicofisica e organizzare il loro tempo aiutandoli a sostenere la rete di amicizie attraverso nuovi canali. Scandire una routine prevedibile come a scuola per i bambini è fonte di tranquillità.  I giochi che i bambini fanno in questi giorni ci raccontano molto di quello che stanno vivendo: mettono in scena catastrofi, guerre, e richiamano la necessità di sentirsi protetti costruendo case, tende, rifugi.

È un momento particolare, in cui i genitori devono essere più flessibili e tollerare la confusione e il disordine per permettere ai bambini di usare lo spazio liberamente: correre, andare sul triciclo, ballare. Devono garantirgli una buona dose di attività motoria perché in età evolutiva questo incide sullo stato psicofisico e anche sulla regolarità del sonno. Più mi muovo e seguo una dieta regolare, più mi addormento con facilità. Irritabilità, pianti, agitazione, è normale che si verifichino ma devono destare attenzione quando diventano pervasivi, rendendo il bambino impermeabile anche agli aspetti piacevoli. Quando però un genitore non riesce a gestire le emozioni forti del bambino, quando lo spaventano, lo fanno arrabbiare o sentire impotente, allora va chiesto aiuto.

Si possono fare tante cose carine a casa, ma non è lo stesso ritrovarsi ‘chiusi’ in un’abitazione con un giardino e una famiglia allargata in cui tutti si vogliono bene, e vivere invece in un monolocale magari assieme a una mamma ipocondriaca o a un papà violento.  Quando la pandemia sarà finita e i bambini saranno cresciuti, ci saranno quelli che ricorderanno questo momento come un idillio perché coccolati e accuditi e quelli che, purtroppo, avranno vissuto un incubo di abusi e violenze, su di loro o sui loro familiari.  

I più a rischio sono i piccoli, quelli che hanno meno di sei anni, perché per loro la dimensione ludica è fondamentale e hanno perso la vita all’aria aperta, il rapporto con i pari, che i più grandi compensano usando i social network. Poi ci sono i bambini che vivono in contesti familiari di disagio o con disabilità, come chi soffre di autismo, che hanno bisogno di schemi, e ancora i bimbi che vedono i genitori estremamente preoccupati. Alcuni per colpa del Covid-19 hanno perso delle persone care, ma non le hanno potute salutare, non hanno ritualizzato il lutto e non l’hanno quindi elaborato.

Nella mia esperienza di psicoterapeuta nelle zone afflitte da terremoto come l’Aquila, ho lavorato con i bambini e ricordo che quando parlavo con loro di ciò che più li spaventava, i più grandi (sei anni in su) avevano paura di quello che avveniva all’esterno, mentre i piccoli temevano quello che accadeva all’interno, le emozioni della madre e del padre, perché sono loro la fonte di sicurezza.

 Cosa accadrà dopo l’emergenza? Io non sono così convinto che una volta finita l’emergenza tutti torneranno di corsa al parco come se nulla fosse e in un paese come il nostro, con moltissimi problemi di obesità infantile, difficotà familiari, e dipendenza dal web, questo è un aspetto da non sottovalutare. Bisogna dunque prepararsi già al dopo. Stare a casa a loro farà male, non c’è dubbio, ma dobbiamo sperare che questo momento di noia si trasformi in uno spazio creativo, performativo. Quando rientreranno a scuola sarà necessario lavorare molto sulle emozioni, creare una memoria condivisa di questo tempo sospeso.

 Ci sarà bisogno di dare senso e significato a quello che è accaduto, costruendo ponti di consapevolezza sia nei bambini che negli adulti. Un percorso psicologico e sociale che passerà attraverso un nuovo modo di guardarsi, abbracciarsi ed emozionarsi. Potrà essere una rinascita interiore e i bambini ci saranno di grande aiuto.

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
1. A essere contento senza motivo.
2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.
(Paulo Coelho)

 

 

 

 

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GLI INCONTRI DEL MARTEDI si svolgono ogni 15 giorni, e mirano ad aiutare le persone a superare ansie, paure, disturbi psicosomatici e attacchi di panico, ritrovando l’autostima e la gioia di vivere. Sono incontri di gruppo e si svolgono nel rispetto della privacy e del bisogno di ognuno di sentirsi accolto e ascoltato. Sono aperti a tutti previa prenotazione. 

L’ansia, le frustrazioni, le separazioni… possono diventare disagi che ci bloccano, ma questi disagi racchiudono una gemma preziosa: è il grande sapere dell’anima che preme per farci realizzare la nostra vera natura, cioè il nostro essere vitali e vogliosi di trovare la nostra unicità.  Gli incontri del MARTEDI sono workshop pratici, a numero chiuso,  dove vengono insegnate le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore.

12 febbraio: Ascoltare la propria voce interiore.

26 febbraio: La comunicazione e i conflitti relazionali.

12 marzo: Le emozioni come viverle.

26 marzo: L’incertezza e la motivazione.

09 aprile: Le decisioni e le paure.

23 aprile:  L’empatia.

07 maggio: La resilienza.

21 maggio: Esprimere la vita con passione. 

04 giugno: Scoprire lo sconosciuto che ci abita.

18 giugno: I sette passi per migliorare la tua autostima.

Gli incontri si svolgono presso “Villa Di Bella” a Viagrande – Via Giuseppe Garibaldi, 298 –  il martedì dalle 20.30 alle 22.30.

Per iscrizioni chiamare il +39 349 1550297