IL DOTT. NOÈ A SANREMO PER AIUTARE GLI ARTISTI NELLE LORO PERFORMANCE

13Feb

IL DOTT. NOÈ A SANREMO PER AIUTARE GLI ARTISTI NELLE LORO PERFORMANCE

FESTIVAL DI SANREMO: chi lo segue, chi lo critica, chi lo ignora!

Lavorare con alcuni artisti per aiutarli a dare una migliore prestazione anche in termini psicologici, mi piace molto. Chi fa il mio lavoro, non è lì per dire cosa è giusto o sbagliato, ma per aiutare. Ci sono brani nati in luoghi impensabili, storie vere trasformate in musica, consapevolezze di un mondo che cambia, senza il nostro permesso. Anche quest’anno la parola più frequentata è l’AMORE. L’artista crea un ponte tra la musica e l’ascoltatore, che vive una sorta di trasporto emotivo su cose che lo toccano. Da li parte una risposta soggettiva che può elogiare o criticare. Comunque è sempre un fattore emotivo.

A parte le polemiche e le critiche che ogni anno accompagnano il Festival di Sanremo, rimane uno dei pochi eventi in grado di unire molti italiani davanti agli schermi non solo televisivi, ma anche digitali. Ogni Festival rispecchia i tempi che si vivono, contraddittori ma pur sempre espressioni di realtà che interrogano tutti.

È un rito collettivo che attraversa generazioni e abbatte confini, un’occasione che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande. Per cinque serate, le case si riempiono di musica, le televisioni diventano un punto di incontro e in ogni angolo del paese amici, parenti e colleghi si ritrovano a commentare canzoni, look e battute.

Ci sono poi quelli che, come per sentirsi superiori, dichiarano di non guardarlo, accusandolo di non essere una vera kermesse canora, come se attraverso la negazione della visione si potesse elevare il loro giudizio. Altri che dicono che a loro non piace.

Ma in fondo, anche questo è parte del gioco. La critica, l’opposizione, fanno parte di quel grande circo mediatico che Sanremo riesce sempre a mettere in scena. Perché, alla fine, non è solo una questione di musica, ma di identità, di come ogni anno il Festival riesca a riflettere il nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni.

Ci sono famiglie che si radunano sul divano, nonni che guardano il Festival con i nipoti, raccontando i Sanremo di un tempo, e gruppi di amici che si scambiano opinioni in chat o si riuniscono per seguire insieme lo spettacolo. C’è chi si emoziona per una melodia che tocca il cuore, chi si diverte a criticare, chi aspetta con ansia il verdetto della giuria. Ma, in un modo o nell’altro, in questi giorni ci sentiamo tutti un po’ più vicini.

In un’epoca in cui connettersi veramente sembra sempre più difficile, dove ognuno è spesso rinchiuso nel proprio mondo, distratto dal cellulare o dalla frenesia quotidiana, Sanremo riesce ancora a creare un ponte. Ci ricorda che la musica è condivisione, che le emozioni si amplificano quando vengono vissute insieme. Anche chi dice di non seguirlo finisce per sentirne gli echi, perché, volenti o nolenti, il Festival è ormai parte del nostro tessuto culturale.

Nel bene e nel male, Sanremo ci restituisce qualcosa di prezioso: la voglia di stare insieme, di discutere, di emozionarci come comunità. Ci ricorda che, nonostante tutto, siamo ancora capaci di fermarci, di ascoltare e, per qualche sera, di sentirci un po’ più umani.

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